È dei giorni scorsi uno studio del Sole 24 Ore sulla recentissima tendenza che si sta registrando nelle aziende italiane. Il Made in Italy attrae sempre di più gli investitori finanziari, ovvero i private equity, e le aziende si rivolgono a questi più che al collocamento dei propri strumenti finanziari in Borsa.

Come noto, il collocamento in Borsa di un’azienda è uno dei servizi di investimento previsti dal Testo Unico della Finanza promulgato con il d.lgs. 58/1998. Il collocamento può essere svolto esclusivamente da intermediari autorizzati e rappresenta la principale modalità con cui si realizzano le Offerte Pubbliche di Vendita (OPV), le Offerte Pubbliche di Sottoscrizione (OPS) e le Offerte Pubbliche Iniziali (IPO). Si tratta sostanzialmente di un servizio di investimento che si realizza con la diffusione e distribuzione sul mercato, attraverso la Borsa (la nostra Piazza Affari), di strumenti finanziari, ovvero azioni, obbligazioni e titoli anche di Stato, di nuova edizione oppure già in circolazione.

Dall’analisi del Sole 24 Ore, emerge oggi che le aziende italiane, soprattutto quelle che realizzano la maggior parte del loro fatturato all’estero, sono sempre più attratte dall’adesione a proposte di finanziamento da parte di investitori esteri (private equity), piuttosto che dalle operazioni di collocamento in Borsa. Queste due operazioni si differenziano giuridicamente dal fatto che con l’ingresso di un Fondo, il finanziamento viene effettuato da un soggetto privato unico, spesso estero; con il collocamento in Borsa dei propri strumenti finanziari, invece, in base al T.U.F., le aziende reperiscono liquidità e finanziamenti attraverso la vendita dei suddetti strumenti finanziari ad un pubblico più ampio, ovvero coloro che investono in Borsa acquistando titoli, obbligazioni ed azioni.

In questo periodo, a Piazza Affari la situazione è piuttosto ferma; nell’ultimo anno ci sono state 3 o 4 operazioni chiave mentre, come detto, gli imprenditori hanno preferito l’ingresso di un fondo. Numerose partecipazioni di minoranza sono state cedute da aziende Made in Italy negli ultimi 6 mesi.

In particolare, secondo i dati dell’indice trimestrale Private Equity Monitor Index, elaborato dall’Osservatorio della Business School di LUIC – Università Cattaneo, nel corso del primo semestre sono state annunciate ben 92 nuove operazioni di private equity, rispetto alle 83 nel medesimo periodo dell’anno precedente, e comprese le operazioni di luglio e agosto, i deal hanno raggiunto quota 100. Un’operazione chiave è stata certamente quella del marchio in grande espansione delle sneakers italiane, Golden Goose; il colosso del private equity Usa Carlyle ha conferito incarico a una banca d’affari per studiare la valorizzazione del Brand italiano. Attualmente tutte le ipotesi sono aperte e quindi Carlyle starebbe valutando sia la vendita di Golden Goose che la quotazione a Piazza Affari che avverrà, ove fosse l’opzione scelta, non appena la Borsa riprenderà a muoversi.

Concludendo, secondo una recente ricerca di Deloitte, il valore complessivo delle operazioni realizzate dai private equity supera i 7,6 miliardi con una netta preponderanza del Nord Italia che raggiunge e supera il 75% del mercato dei fondi.