Si sente sempre più parlare nel panorama economico italiano di PMI innovative, ovvero operanti nel campo dell’innovazione tecnologica.

L’innovazione si conferma un driver vincente, in grado di rendere il nostro Paese più competitivo a livello internazionale in materia di industria, servizi, energia ed ambiente; per questo, è un fenomeno che viene incentivato e supportato in funzione di un maggiore sviluppo economico dell’Italia.

La categoria delle PMI innovative è stata introdotta dal Decreto Legge n.3/2015 (“Investment compact”), e fa riferimento alle piccole e medie imprese, così come definite dalla normativa UE, e quindi composte da meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro ovvero il cui totale di bilancio annuo (o attivo patrimoniale) non supera i 43 milioni di euro. Tali imprese devono essere costituite come società di capitali, anche in forma cooperativa, avere sede in Italia (o in altro Paese UE ma con filiale o sede produttiva in Italia), essere iscritte in una sezione speciale del Registro Imprese e devono rispettare almeno due dei seguenti requisiti:

  • almeno il 3% dei costi totali deve essere attribuibile ad attività di ricerca e sviluppo;
  • la forza lavoro deve essere costituita per almeno 1/3 da titolari di laurea magistrale o per almeno 1/5 da dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori;
  • devono essere titolari di una forma di protezione intellettuale o di un software registrato.

 

Inoltre la Legge italiana prevede che una PMI innovativa sia una società non quotata nel mercato regolamentato; infine, requisito essenziale è “la certificazione dell’ultimo bilancio e dell’eventuale bilancio consolidato redatto da un revisore contabile o da una società di revisione iscritti nel registro dei revisori contabili”.

Lo scorso luglio è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il Decreto attuativo del Ministero dell’Economia e delle Finanze che disciplina le modalità di attuazione degli incentivi fiscali all’investimento in start-up innovative e in PMI innovative.

Il Decreto contiene nello specifico le disposizioni attuative delle agevolazioni previste per le persone fisiche e le società che investono in capitale di rischio di start-up e PMI innovative, precisando le condizioni a cui è subordinato il beneficio.

Il provvedimento, in particolare, prevede:

  • per le persone fisiche, una detrazione dall’imposta sul reddito (IRPEF) pari al 30% dell’ammontare investito, per un importo non superiore a 1 milione di euro.
  • per le società di capitali, una deduzione dall’ammontare imponibile a fini IRES pari al 30% dei conferimenti effettuati, per un importo non superiore a 1,8 milioni di euro.

Si fa presente che, per l’anno 2019, le succitate percentuali sono state elevate dal 30% al 40% dalla c.d. Legge di Bilancio 2019.

Sono agevolabili gli investimenti effettuati nei periodi di imposta a partire dal 1° gennaio 2017 diretti verso start-up innovative e PMI innovative, regolarmente iscritte nella relativa sezione speciale del Registro delle imprese.

Nei casi in cui l’agevolazione superi l’imposta lorda a carico dell’investitore, l’eccedenza può essere portata in detrazione (o deduzione) nei periodi di imposta successivi ma non oltre il terzo, fino a concorrenza del suo ammontare.

Si segnala, infine, che le agevolazioni spettano fino ad un ammontare complessivo dei conferimenti in denaro agevolabili non superiore a 15 milioni di euro per ciascuna PMI innovativa.

Per concludere, si conferma consolidato l’orientamento dell’Unione Europea e degli Stati di voler agevolare non solo l’innovazione ma anche la nascita di nuove società; oggi è promosso, di fatto, lo spirito imprenditoriale soprattutto dei giovani o di chi crede nel cambiamento sostanziale che l’innovazione può portare nella vita di tutti i giorni.

Avv. Marcella Coccanari