Come scegliere un nuovo mercato dove esportare i propri prodotti? Questa è sicuramente una domanda che gli imprenditori italiani, forti del know-how e della qualità Made in Italy, si pongono o dovrebbero porsi in questo momento storico.

Ciò che gli esperti del settore internazionalizzazione sanno è che ciò che non deve essere fatto è seguire il cosiddetto effetto sciame, ovvero indirizzare i propri sforzi e le proprie energie per aprire un nuovo mercato seguendo ciò che hanno fatto altre imprese, sulla base del loro discreto successo. L’effetto sciame è proprio la migrazione di molti operatori di uno stesso settore merceologico verso un mercato “di moda” in quel momento, senza un’accurata analisi delle reali opportunità.

Ma perché sempre più brand scelgono la Cina?

I motivi sono molteplici.

Innanzitutto i numeri: 1,4 miliardi di consumatori costituiscono il mercato più ampio su base nazionale dell’intero pianeta. Inoltre parliamo di una classe media in continua crescita economica che si ispira a modelli di vita occidentale e sempre più richiede beni di lusso e di alto standing, come di nuove tecnologie e di innovazione.

Quando si pensa all’export italiano, normalmente, il primo pensiero va al Fashion e al Food e, sicuramente, questi sono settori molto richiesti nel mondo e per cui l’Italia è nota; tuttavia, va sottolineato che in Cina, come in molti altri Paesi, ad esempio l’Inghilterra, la maggior quantità di export italiano riguarda altri settori, come Meccanica e Hi-tech. Questo conferma che, non solo nel mercato del Lusso, della Moda e del Design, ma anche in quello della tecnologia e del know-how tecnico, i prodotti italiani sono largamente apprezzati e richiesti.

Una valutazione importante da fare riguarda la strategia di approccio al mercato cinese: sempre più aziende italiane stanno pensando ad Hong Kong come punto di ingresso e trampolino di lancio per conquistare il suddetto mercato.

Dopo un primo momento di grosso attrito tra il governo centrale cinese e Hong Kong, ora la situazione è alleviata e Hong Kong sta sfruttando le sue caratteristiche di occidentalità per attrarre sempre più brand dall’Europa. Il Governo ha infatti avviato un progetto di incentivi alle aziende estere, che rendono la collocazione del proprio brand ad Hong Kong ottimale, sia sotto il profilo fiscale che strategico.

Le aziende straniere ad Hong Kong sono soggette ad una fiscalità molto ridotta, oltre al fatto che la tassazione sulla distribuzione degli utili è pari a zero e che non c’è applicazione dell’IVA. Inoltre, gli scambi commerciali, sia BtoB che BtoC, sono notevolmente agevolati dal fatto che la lingua ufficiale di Hong Kong è tuttora l’inglese.

Altra caratteristica molto attrattiva per le aziende straniere è il fatto che, in caso di istituzione di una società locale, non esiste alcun obbligo o limite di nazionalità per i soci e gli amministratori della società stessa.

Ulteriori agevolazioni sono costitute dalla valuta di Hong Kong, ovvero il dollaro di Hong Kong, convertibile in tutto il mondo e il cui valore è legato al dollaro USA. Questo permette, come ben sanno i professionisti del settore internazionalizzazione, di evitare uno dei rischi finanziari collegati al commercio estero, ovvero le fluttuazioni sul cambio valuta.

Il governo di Hong Kong ha, inoltre, previsto che non ci sia alcuna restrizione sul movimento di capitali verso il Paese e fuori dal Paese con operazioni doganali per lo più esenti da qualsiasi tassa e licenza richiesta e molto semplificate nei loro adempimenti.

Hong Kong è un centro logistico e un polo per i trasporti internazionali, sia aerei che marittimi. Quindi, nel considerare assolutamente con favore l’esportazione verso la Cina, il collocamento strategico ad Hong Kong risulta ancora più appetibile ove si consideri la recente nascita del Parco tecnologico e del Cyberport che favoriscono l’insediamento di start up con incentivi economici alle aziende straniere, a sostegno dell’export.

La grande offerta di spazi di co-working rende, infine, la gestione delle aziende locali o di unità delocalizzate molto agevole anche per le aziende di più piccole dimensioni, che non si vedono costrette ad un investimento oneroso, proprio nel momento di lancio dell’attività, in cui ogni investimento deve avere il suo giusto ritorno economico.

Articolo pubblicato su Outsider News